Compro una cosa difettosa? Posso usarla gratuitamente


Il titolo di quest’articolo è, senz’altro, semplicistico. Tuttavia, riassume più o meno quanto stabilito dall’attesissima sentenza del Bundesgerichtshof del 26 novembre scorso (numero d’ordine: VIII ZR 200/05). Di cosa tratta? A chi non è capitato di aver acquistato una determinata cosa, che, non appena giunti a casa, si è rilevata rotta o – comunque – non funzionante? In genere la riportiamo al negozio, consapevoli di avere il diritto alla riparazione o – in extremis – alla sostituzione.

Ad una consumatrice è capitata “quasi” la stessa cosa. Nell’estate del 2002 aveva acquistato un forno elettrico, spendendo oltre cinquecento euro. Nel gennaio 2004 – vale a dire: diciotto mesi dopo (è questa la peculiarità del caso) – la donna si accorge che lo strato di smalto che copriva il forno via via si stava per staccare. A quel punto si rivolge al rivenditore, indicandogli il difetto del forno. E, visto che, oramai, non era più possibile una riparazione del forno, il venditore ha provveduto alla sua sostituzione. Fin qui nulla di strano. Poco dopo, però, costui si è rivolto alla consumatrice con una richiesta ben precisa: egli voleva un indennizzo per l’utilizzo del forno difettoso nei diciotto mesi prima della sostituzione. Una specie di “canone d’affitto”, insomma.

A prima vista, il codice civile tedesco sembra dare ragione al venditore. In caso di restituzione della merce difettosa, il venditore può chiedere al consumatore una sorte di rimborso. Analizzando, però, la direttiva europea sui beni di consumi – che sta alla base della riforma del diritto delle obbligazioni tedesco –, il caso assume un’altra connotazione. Difatti, l’art. 3 della direttiva prevede che il consumatore non è assolutamente tenuto a corrispondere alcun indennizzo per l’utilizzo del bene difettoso. Su questo punto la Corte federale tedesca, tuttavia, ha inizialmente esitato, chiedendo un parere alla Corte di Giustizia Europea. Adesso, evidentemente motivata dalla sentenza della Corte di Giustizia del 17 aprile 2008 in merito, la Corte federale tedesca ha deliberato che il diritto tedesco deve essere interpretato nel pieno rispetto della direttiva europea.

E così, nel caso della signora con il forno “sgretolante”, il venditore non aveva alcun diritto a chiedere un indennizzo per l’utilizzo della cosa difettosa; anche se nel caso di specie la donna ha cucinato per ben 18 mesi. La stessa cosa vale per quanto riguarda ogni tipo di bene: negli ultimi anni soprattutto alcuni venditori di cellulari hanno chiesto un indennizzo dopo la restituzione dei telefonini non funzionanti. Anche quest’atteggiamento, sotto il punto di vista della nuova sentenza della Corte federale, non è lecito.